Ma lo sapevi che... ?

DECEUNINCK ha il piacere di narrarti la storia della finestra: il Romanico

Questa volta ci addentriamo nel periodo medioevale, allorquando la finestra vetrata si inabissò per fiorire nell’elemento decorativo del rosone, tipico degli edifici religiosi del tempo.
La terza puntata della storia della finestra ti aspetta.

E Deceuninck ti augura “buona lettura”!

Nel V sec. d. C. con la caduta dell’Impero Romano ci fu un periodo “buio”, durante il quale venne abbandonato l’utilizzo di qualsiasi finestra. Persino gli artigiani, come la tecnica che consentiva la produzione del vetro scomparvero, per riapparire solo dopo il 500–600 grazie alla messa a punto di un nuovo procedimento. Ci fu quindi un ritorno al passato che portò a riutilizzo della stoffa imbevuta e delle parti interne degli animali per chiudere le fessure.  La mancanza dei vetri ed il grande spessore dei muri fecero si che le dimensioni dell’apertura fossero estremamente limitate. Molte case non erano dotate di finestre in tutte le stanze, ma quelle che le avevano, non essendo molto prominenti, garantivano le aperture necessarie solo per un ricambio d’aria.
Come ben noto il Medioevo, periodo pieno di sconvolgimenti e di incertezza, si riflette anche nella costruzione delle case che segue non il comfort ma l’ottica difensiva. Ne consegue come la finestra medievale non fosse considerata un componente essenziale della facciata. La funzione estetica delle decorazioni e lo spazio erano trascurate a vantaggio di aperture a conformazione stretta e lunga strombata verso l’interno, il cui scopo era quello di garantire una illuminazione interna minima. Il termine strombatura (o strombo), usato in edilizia e in architettura, si riferiva e tuttora indica la descrizione di porte, finestre e archi in cui lo stipite è tagliato obliquamente (svasato) verso l’interno o l’esterno, fino a formare una sezione trapezoidale, cosa che garantiva garantendo in tal modo un migliore ingresso della luce. Non solo, ma soprattutto la vista e il controllo sull’esterno in caso di attacco nemico, cosa che costringeva gli uomini di quel tempo a dover stare di guardia e proteggere le proprie famiglie. Le piccole finestre avevano una funzione di sicurezza ed erano quindi una parte di questa strategia che consentiva di difendersi al meglio in caso di attacco e permetteva di colpire i nemici senza essere esposti alla loro offensiva. In altre parole, le finestre sottodimensionate tenevano gli estranei e gli intrusi al di fuori non permettendogli di entrare. Anche i castelli avevano piccole fessure al posto di finestre e chi ne era responsabile, grazie a questo tipo di struttura, poteva essere in grado di vedere chi c’era o che cosa stesse succedendo fuori. È anche vero che nelle città, nelle abitazioni nobili queste fessure erano più leggiadre (a bifora o a trifora), ma di numero sempre limitato a causa della mancanza dei vetri e dello spessore dei muri.

Un’importante creazione risalente al periodo romanico, fase dell’arte medievale sviluppatasi a partire dalla fine del V secolo, fu quella del rosone: un elemento decorativo posto al centro di spazi regolari simmetrici composto da un sistema di assi radiali di motivi geometrici ispirati alla flora variamente stilizzati.

In altre parole, si trattava di una grande finestra circolare divisa in forme geometriche a raggiera, una sorta di finestra policrome composta da vetri colorati che seguiva lo stesso stile di quelle rinvenute a Pompei. Il colore, tipico di questo elemento architettonico, aumentava l’effetto luminoso del rosone rendendolo simile ad un enorme caleidoscopio. Mentre la caratteristica parte centrale dei rosoni, essendo tonda veniva, e viene tutt’ora, chiamata “occhio di bue”. La realizzazione del rosone comportava una straordinaria abilità tecnica e maestri vetrai, scultori e scalpellini che collaboravano nella produzione di vetri soffiati e passati in forno per poi essere ancorati a delle trame create con il rame. Così la tecnologia del vetro si sviluppò unitamente a quella del piombo, cosa che darà la possibilità di costruire sistemi di vetrate caratterizzati da notevoli valori di resistenza statica e di tenuta all’aria. Nelle sue campiture, che potevano essere a forma di raggio o a forma di stella e di altre figure geometriche, comparvero raffigurati nel vetro decorazioni ricche di simboli. La forma circolare di diametro variabile tra i 9 e i 13 m e la gamma cromatica disponibile permisero a maestri vetrai di realizzare opere d’arte sacra raffigurando passi del Vangelo, sotto forma di icona. I rosoni si ingrandivano con decorazioni a volute in pietra lavorata, mentre nelle sue parti restanti venivano create prestigiose immagini, ancora presenti nelle antiche cattedrali cristiane europee. Di solito il rosone più importante, aperto sulla fronte delle chiese, era collocato sulla facciata d’ingresso della cattedrale, sopra il portale, mentre altri si trovavano nelle facciate laterali dei transetti. Nell’architettura romanica il rosone diventa l’elemento decorativo tipico delle facciate tuttavia verrà ripreso durante il periodo gotico con l’arricchimento delle vetrate colorate. È così che proprio in questo tempo la progettazione della finestra negli edifici religiosi beneficiò di novità strutturali che permetteranno poi di concentrare i carichi dell’edificio sulle facciate. Cominciarono a svilupparsi le chiese in altezza grazie all’alleggerimento della struttura caratterizzata da ampie vetrate che costituiscono le murature continue delle chiese romaniche aprendo lo spazio della chiesa alla luce e alle narrazioni che sul vetro vengono illustrate.
È importante ricordare come la parola “romanico” sia stata coniata nella seconda metà dell’Ottocento dall’archeologo francese Arcisse de Caumot, contrapponendola al “gotico”. Oggi il termine è accettato per caratterizzare la produzione artistica di una determinata epoca in cui l’edificio risulta nel suo complesso imponente (influsso barbarico), ma caratterizzato da una forma più morbida e arrotondata grazie dall’utilizzo dell’arco a tutto sesto (influsso romano). Le decorazioni, come abbiamo visto, sono quasi del tutto assenti nelle strutture romaniche dove prevale uno stile sobrio, quasi spoglio ad un confronto, basato sull’utilizzo dei materiali tipici del luogo di costruzione.

Nella prossima puntata della storia della finestra, Deceuninck continuerà a raccontarti l’evoluzione della finestra nel periodo gotico (seconda parte)… Alla prossima!!!