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La storia della finestra: l’Ottocento

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Con l’introduzione dell’impiego dell'acciaio, senza la cui disponibilità in quantità e a basso costo, la rivoluzione industriale non sarebbe stata possibile, e del cemento armato, la finestra può diventare un vero e proprio "tamponamento".

Entrambi questi materiali permettono finalmente di realizzare ossature portanti di sezioni relativamente ridotte, favorendo la nascita delle strutture formate da telai di pilastri e travi. In questo modo viene data origine a molte delle più importanti invenzioni formali di tutta la storia della finestra. Basti pensare alla finestra a nastro come al curtain-wall (facciata continua), che fanno sì che la finestra divenga l'elemento formale predominante sulla facciata, fino a dominare sul tamponamento, senza soluzione di continuità tra esterno ed ambiente interno diventando un "tuttafinestra". Questa grande innovazione tecnologica consente e orienta lo sviluppo della finestra come l'introduzione degli impianti di climatizzazione.
 
Se, come abbiamo già visto, le innovazioni strutturali dovute all’impiego dell’acciaio e del cemento sono rilevanti, le rivoluzioni precedenti dovute all’utilizzo del vetro, sono fondamentali allo scopo di conoscere e analizzare i serramenti. Fin dall’epoca delle grandi vetrate delle cattedrali gotiche, sappiamo quanto la scoperta del vetro, avvenuta per caso, abbia portato ad un nuovo modo di concepire l’ambiente costruito grazie alla possibilità di realizzare aperture con ante trasparenti. Merita ricordare quanto le prime lastre avessero dimensioni molto ridotte e che per tenere insieme una vetrata fossero necessari dei cordolini di piombo che le “agganciavano” l’uno all’altra. Solo in tempi recenti la spinta all’uso del vetro in edilizia è sopraggiunta; infatti non esistevano sistemi di fabbricazione del vetro in grandi lastre fino all’epoca della rivoluzione industriale. Già a i primi dell’Ottocento per molti, a causa degli elevati costi della materia prima, era ancora un obiettivo irraggiungibile. Oltre a ciò l’estrema fragilità delle lastre ottenute con tecniche pre-moderne, che ovviamente ne scoraggiarono l’impiego, continuò a favorire il ricorso alla solita anta in legno, che in tal modo rimase il modo di proteggere le aperture.

È noto quanto la tecnologia del vetro costituisse ancora appannaggio per i “ricchi”, e quindi simbolo di grande ricchezza e venisse sempre utilizzata negli edifici religiosi.

Progettata nei minimi particolari, la finestra veniva divisa in base alle dimensioni dei vani da chiudere; in particolare, alcune finestre, come quelle dei piani ammezzati, avevano altezza modesta, montavano originariamente infissi a due sportelli, incernierati al telaio fisso di contorno del vano. Altre finestre, come quelle di maggior sviluppo, venivano dotate di imposte a quattro sportelli in cui la presenza di un elemento di irrigidimento (una traversa orizzontale nota come “impostatura” in Rondelet o “pettorale” in Breymann), consentiva comunque la costruzione di sportelli più piccoli dunque più solidi che così riduceva le operazioni quotidiane di apertura e chiusura del serramento a quella dei soli sportelli inferiori. A un sistema di irrigidimento ottenuto con bacchette di ferro piegate e inchiodate sul telaio ligneo delle ante mobili, nelle abitazioni si abbinava la sottile impiombatura di lastre di vetro rettangolari di modeste dimensioni.

Ma solo nell’Ottocento finalmente si potranno impiegare lastre di vetro di dimensioni maggiori che, irrigidite dall’utilizzo di bacchette metalliche poi sostituite con listelli lignei, consentiranno di coprire orizzontalmente l’intera luce dell’anta.

Da allora in poi e grazie al superamento dei problemi di produzione, l’impiego del vetro in edilizia assume connotati tecnologici ed estetici senza limiti e in modi più svariati: dai vetri con particolari caratteristiche termiche (assorbenti/riflettenti/basso-emissivi) ai vetri uniti al perimetro fino alle grandi facciate vetrate con sistemi di climatizzazione passiva alle vetrate strutturali. Grazie ad una serie di opere che costituiscono la manualistica architettonica, didattica o documentale, ad opera di artigiani o di famosi architetti, nasce il tentativo di superare la distinzione tra progettazione architettonica e tecniche esecutive, fornendo agli addetti ali lavori indicazioni formali e procedurali per la realizzazione delle opere edilizie.

Come abbiamo premesso, l’Ottocento è il secolo legato ai risultati della settecentesca rivoluzione industriale.

Durante tale periodo si sviluppano le possibilità progettuali ottenute grazie ai progressi introdotti dalla Rivoluzione industriale. L’impiego del ferro in edilizia si diffonde attraverso la costruzione di grandi opere di ingegneria quali ponti, ferrovie, viadotti, canali, edifici industriali, navi e nella realizzazione di grandi opere per le esposizioni internazionali come il Palazzo di Cristallo di J. Paxton a Londra e la Torre Eiffel a Parigi. Per merito dell’esilità delle strutture portanti che caratterizza gli edifici in ferro, e grazie allo sviluppo della tecnologia che consente di produrre lastre vetrate di dimensioni sempre maggiori, le finestre assumono dimensioni sempre più importanti. Questa tecnologia, che unisce ferro e vetro, risolvendo il problema di telai intermedi eliminandone la necessità, conferisce maggiore libertà progettuale all’architetto aprendo la strada a possibilità progettuali e formali più libere da vincoli di tipo tecnologico. La grandezza e l’essenzialità delle finestre dell’Ottocento, che prenderanno poi campo nell’Art Nouveau, si unisce all’esilità del ferro, prevalentemente utilizzato per l'edilizia civile e nei luoghi meno importanti delle abitazioni (cantine, scale, etc), anche se il legno permane e rimane il materiale più impiegato nell’edilizia residenziale.
 

A febbraio ti attende l’Art Nouveau dove la finestra diventa elemento fondamentale nella struttura degli edifici…

Alla prossima!!!